“Ma io per il terremoto non do neanche un euro…”
Questo è il titolo di un articolo su www.a.marsala.it, reso famoso dalla comparsa (breve, troppo breve forse) dell’autore ad Anno Zero. Per chi volesse leggere tutto l’articolo (caldamente consigliato) qui sopra trovate il link, in quanto a me, punto lo sguardo su alcuni passaggi particolarmente significativi.
Essenzialmente, l’autore si oppone alla donazione di euro per i terremotati, per alcuni semplici motivi:
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
Il modo migliore per spendere quell’euro?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Un albergo trasformato in scuola, e senza nessun adattamento o sistemazione. Quanti di voi lo sapevano questo?
“In Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
Già, non sarebbe successo. Perchè i vecchi saggi giapponesi, tipo quelli che si vedono nei film di karate kid o robe simili, sanno bene che prevenire è meglio di curare.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Ma no, dai, non è vero. I grandi poeti ci sono. Quelli che vanno a “far visita” ai terremotati, a stringere la mano a quei disgraziati, facendo sentire “la loro vicinanza”. Infatti, loro non doneranno un euro. Nonostante ne abbiano abbastanza. E allora, come direbbe qualche mio parente della Sicilia/Africa/Terronia: “Volemose ‘bbene”.
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