L’acqua privata (dal verbo privare, non privatizzare)

Protesta dei parlamentari IdV

Protesta dei parlamentari IdV

In principio Dio creò l’acqua, e separò le acque del cielo dalle acque della terra. In un principio successivo, Berlusconi prese le acque della terra e le diede ai privati, perchè aumentassero il loro costo. E infatti, andiamo a Latina e scopriamo che il comune già ci ha provato a farlo, e i prezzi sono più che raddoppiati. Anche quando una persona può pensare che più in basso di così non si può cadere, ecco che mr. B trova nuove idee: dopo il grande successo delle ronde, la grande genialata del nucleare, la fantasia sui processi brevi, la privatizzazione dell’acqua; si potrebbe pensare che se le sogna di notte, ma sembra che abbia di meglio da fare in quelle ore.

Distruggiamo un cittadino ma non tocchiamo il Presidente

13 Agosto 2007. L’Italia intera si indigna per l’omicidio di Chiara Poggi: o meglio, trova un nuovo argomento di discussione e pettegolezzo, e nei giorni successivi ognuno diventerà detective e sfiderà gli altri ad un terribile Cluedo di fatti e persone vere. Forse sarebbe ora di guardare meno CSI, RIS e compagnia bella, teatralizzazioni di una realtà ben diversa da quella rappresentata. E ad oggi, a più di due anni dal fatto, ancora Alberto Stasi viene sbattuto da una pagina all’altra dei giornali: un nuovo indizio nel registro del pc, una nuova traccia nel cellulare. Adesso, vi chiedo: perchè tutti devono sapere i fatti di un cittadino, presunto omicida, distruggendo la sua immagine e condannandolo, colpevole o no, alla vergogna eterna, mentre è severamente vietato dire due parole sui festini privati del premier (quelli che lo rendono ricattabile e influenzano così gli affari di stato, tanto per intenderci)?

Esempio morale della politica italiana

22 procedimenti giudizari in tutto: è un truffatore professionista? è un contabile poco onesto? No, è il presidente del consiglio. La cosa più “simpatica” è che in nessuno di questi processi è stato dichiarato colpevole. In alcune sentenze, come quella per il lodo Mondadori (che inizialmente dava ragione a De Benedetti, poi completamente ribaltato a favore di Berlusconi), venne condannato il giudice per esser stato corrotto, ma il corruttore la passò liscia. I capi d’accusa sono i più svariati: falso in bilancio, corruzione, diffamazione, tangenti, abuso d’ufficio, finanziamenti illeciti. E poi Frattini e Bondi vengono a dirci “Silvio è l’Obama italiano”; ma qualche differenza forse c’è: là da Obama, per esempio,  hanno la strana abitudine di non candidare gli imputati (anche perchè dopo non c’è un Lodo Alfano che li salva); i politici, inoltre, non possiedono tutti i principali canali televisivi e le case editrici. In campagna elettorale poi, gli schieramenti opposti non presentano programmi elettorali simili, e se Obama avesse chiamato McCain “il candidato premier dello schieramento a noi avverso” lo avrebbero probabilmente mandato in clinica.

Re del Pop?

Il 25 giugno 2009 muore Michael Jackson, compianto da moltissimi fan e amici. Il “re del pop” è morto. Ascoltando le sue canzoni però, non ho notato questo particolare talento che sembra caratterizzarlo; la voce è sì particolare, ma esistono molti altri artisti con voci e stili certamente migliori. Le basi musicali non hanno niente di particolare, tutte più o meno simili, hanno la sola funzione di far da sfondo alla melodia (niente di particolare) e alla voce. Certo, i suoi passi di danza sono eseguiti in modo magistrale, ma un provetto ballerino merita il titolo di “re del pop”? “Re dell’ hip-pop” al massimo. Mah, si vede che non sono un grande intenditore di musica. Era questo grande mito Michael Jackson? Un uomo ossessionato dal proprio corpo, che ha donato tanto ai bambini ma che ha speso altrettanto in operazioni chirugiche?

Il Giro a Bergamo

Che onore, il Giro a Bergamo! Arrivo dell’ottava tappa del Giro del centenario vicino a Porta Nuova, in centro. Di sabato poi, come perderselo? Incredibilmente in seconda fila, a qualche metro dal cartello dei 10 m all’arrivo, con davanti un tizio alquanto basso. Un’ora e mezzo in piedi per guardare pochi secondi: Siutsou che arriva trionfante con le braccia al cielo e poco dopo il gruppo, con la volata. Purtroppo un cellulare non riesce a riprendere granchè, ma accontentiamoci della vista. Ah, dimenticavo, voi non c’eravate. A parte gli scherzi, la cosa che mi ha colpito di più è stata la mini tribuna con una scolaresca che, quando ancora mancavano 20 km all’arrivo, si sgolava urlando il nome dello sponsor (che non citiamo, per “obiezione di coscienza”) perchè un tizio gettasse il cappello-premio dalla loro parte. Un mio amico ha commentato: “se sapessero cosa stanno facendo..”.

Poveri bimbi, si vendono alla pubblicità (involontariamente) per avere i gonfiabili dello sponsor, i cappellini dello sponsor, i guantoni dello sponsor… Anche io ho avuto il cappellino (come non averlo, l’hanno distribuito a tutti), e all’inizio ho pensato di non indossarlo solo perchè mi facevano pena i bimbi. Poi il sole battente ha avuto la meglio. Comunque il Giro è il Giro, e in qualche modo deve alimentarsi. Anche con i bambini che strillano.

Internet vs Facebook

Tutte le epoche hanno un qualcosa che le caratterizza, pensiamo al medioevo e ci vengono in mente i castelli, al rinascimento e immancabilmente tiriamo in ballo le grandi opere dei migliori uomini di cultura. Ma spostiamoci col tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri, caratterizzati da una nuova forma d’arte: Internet.
Questo servizio che fino a pochi anni fa era appannaggio di pochi abbonati, ha conosciuto un espansione incredibilmente rapida, arrivando oggi a essere quasi in tutte le case delle famiglie dei paesi più avanzati. La peculiarità di questo nuovo mondo, perchè di questo si tratta, è la possibilità che ogni utente ha di personalizzare i contenuti che più gradisce e interagire in maniera attiva con svariati siti. La presenza di questo servizio ha rivoluzionato il modo di vivere l’informazione, liberando parecchi contenuti da una censura che rendeva impossibile la loro trasmissione attraverso i canali convenzionali ma, nello stesso tempo, consentendo l’accesso ad una serie di realtà che sono state amplificate, vedi il fenomeno (tutto fumo e niente arrosto) del bullismo. Banali ragazzate che finite sul (vice)re del 2.0, YouTube, sono state prese come esempio da ragazzi disagiati, che, affamati di notorietà, sono arrivati a filmare e pubblicare le loro “bravate” finendo nei guai.
Altro pregio di internet è quello di aver annullato le distanze e di conseguenza reso molto semplice il comunicare. Realtà affermata da anni è il sistema di chat Msn che ovviamente cela parecchie insidie. Tra i milioni di iscritti vi è uno stuolo di malintenzionati che hanno come fine ultimo l’adescare ragazzini ingenui.
Fa parte di questa categoria anche il fenomeno indiscusso del momento, il vero Re del 2.0: Facebook. Spodestando MySpace è diventato in poco tempo uno dei social network più visitati della rete, unendo le caratteristiche positive di piattaforme come Netlog e il già citato MySpace con la praticità di una chat lineare e piacevole. Inoltre il sito raccomanda l’iscrizione con i propri dati anagrafici permettendo così di essere identificati meglio dai propri amici attuali e magari anche da quelli del passato, consentendo appassionanti amarcord e reunion all’insegna dei giorni che furono.
Caratteristica importante è quella di potersi iscrivere ad una miriade di gruppi che spaziano dalla musica alla politica, consentendo all’utente di far capire immediatamente la sua personalità.
Ovviamente non mancano i gruppi che invitano all’abbandono di animali, che truffano i più generosi con la scusa del terremoto in Abruzzo, che invitano al consumo di droga esaltandola.
Realtà affermata o moda? Non saprei, l’unica cosa di cui sono certo è che si tratta di una vera e propria rivoluzione.

La Chernobyl d’Italia

Oggi mi trovavo su YouTube allo scopo di mostrare a mio padre un alquanto scandaloso video in cui il leader dell’informazione italiana (TG1) si gasava in diretta degli incassi televisivi del giorno precedente, cioè il 6 aprile (giorno del terremoto). Per chi volesse vederlo CLICCARE QUI. Ma non è di questo che voglio parlare: nell’homepage del sito infatti, era messo in rilievo un video di Grillo. Avendo attirato la mia attenzione per il suo titolo molto particolare (”non ci sono più le date di una volta”), ho dato una veloce occhiata al contenuto: una bella critica al 25 aprile. “Cavoli”, ho pensato, “anche il 25 aprile mi va a bastonare?”. Infatti il secondo giornalista più bravo d’Italia (il primo è Marco Travaglio, premiato a Berlino) criticava il ricordo della Liberazione: 15 anni fa ci fu il massacro del Ruwanda, il 25-26 aprile in tutta Europa si ricordavano i morti di Chernobyl: in Italia, la Liberazione. Obbiettivo: la Pace? Noi ricordiamo chi ha lottato per la pace? In Italia abbiamo la più grande base Americana di tutta l’Europa, abbiamo 90 testate nucleari su tutto il territorio, e ricordiamo i nostri avi che hanno combattuto per la pace. Testate nucleari? Nucleare in Italia? Parecchi anni fa, mi è stato narrato, parecchia gente ha detto “no” al nucleare. In America, dopo un centinaio di centrali hanno capito che non ne valeva la pena, spendere tanti soldi per ritrovarsi con degli scomodi rifiuti tossici. E comunque non corrono grandi pericoli, lì la terra è ferma e la tecnologia avanzata. In Italia, 100% zona sismica, facciamo le centrali in Abruzzo. Del sopra citato massacro del Rowanda, ricordiamo che la Francia era la maggior colpevole con l’ONU: la Francia che adesso va in Africa a farsi dare l’uranio per le sue centrali nucleari, che adesso vuole vendere all’Italia. E la sua grande azienda costruttrice di centrali, la EDF, è sotto inchiesta perchè manda le spie a controllare Greenpeace e altre istituzioni (parole dello stesso Beppe Grillo). 4 centrali nucleari, la prima pronta entro il 2012: qualcuno ancora non ha capito che “historia magistra vitae”? non ci insegnano a scuola che, per restare sul “latinorum”, “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”??

Ma io per il terremoto…

“Ma io per il terremoto non do neanche un euro…”

Questo è il titolo di un articolo su www.a.marsala.it, reso famoso dalla comparsa (breve, troppo breve forse) dell’autore ad Anno Zero. Per chi volesse leggere tutto l’articolo (caldamente consigliato) qui sopra trovate il link, in quanto a me, punto lo sguardo su alcuni passaggi particolarmente significativi.
Essenzialmente, l’autore si oppone alla donazione di euro per i terremotati, per alcuni semplici motivi:

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla.

Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.

Il modo migliore per spendere quell’euro?

Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Un albergo trasformato in scuola, e senza nessun adattamento o sistemazione. Quanti di voi lo sapevano questo?

“In Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

Già, non sarebbe successo. Perchè i vecchi saggi giapponesi, tipo quelli che si vedono nei film di karate kid o robe simili, sanno bene che prevenire è meglio di curare.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Ma no, dai, non è vero. I grandi poeti ci sono. Quelli che vanno a “far visita” ai terremotati, a stringere la mano a quei disgraziati, facendo sentire “la loro vicinanza”. Infatti, loro non doneranno un euro. Nonostante ne abbiano abbastanza. E allora, come direbbe qualche mio parente della Sicilia/Africa/Terronia: “Volemose ‘bbene”.

Inquinamento Sponsorizzato

Quando compriamo una rivista dobbiamo eliminare la plastica esterna, gli inserti pubblicitari, le cartoline, i buoni sconto.
E al primo cestino buttiamo via tutto.
Le edicole sono diventate il punto di distribuzione dei rifiuti.
Infatti, se notate, i cestini sono piazzati dalle autorità comunali proprio vicino alle edicole.
Uno spreco. Perché non gettiamo nell’edicola questa spazzatura o, con signorilità, l’abbandoniamo sul bancone?
Si fa prima ed è anche più giusto, noi non abbiamo comprato spazzatura, che se la tengano loro.

E gli spazzini, lo smaltimento dei rifiuti, tutti gli impiegati delle aziende municipali per la nettezza urbana sono pagati da noi, non dall’Espresso o da Panorama.
Suggerisco che la quota parte di pertinenza dello smaltimento di plastica e inserti pubblicitari delle riviste sia pagata dagli editori.
Magari direttamente alla fonte, con una tassa ecologica, così si fa prima.

Ma le riviste sono solo un esempio.

Ogni volta che facciamo la spesa dovremmo ragionare sull’inquinamento e sul degrado che produciamo.
Un dentifricio lo possiamo comprare dentro una scatola oppure no, nel secondo caso non dobbiamo buttare via la scatola, nel primo caso va tassato il produttore.
Chi inquina deve pagare, oggi chi inquina viene sovvenzionato.

Sovvenzioniamo miniere, petrolio, trasporti.
Dobbiamo sovvenzionare invece risparmio energetico, fonti di energia rinnovabile, produzione per il consumo locale.
Le tasse al mondo sono circa 7.500 miliardi di dollari, il 95% è applicato sui redditi, sui profitti da impresa, sul commercio.
Non viene tassato l’inquinamento.
Il danno ecologico, pagato oggi dal consumatore, deve essere pagato dal produttore.

Vi invito a osservare, quindi, come il sistema sia corrotto ed immaturo e spreca risorse per poter produrre di più e ci rimettiamo noi e la natura…. Dovremmo davvero fare causa a questi editori….

Dal Blog di Beppe Grillo

Tempesta Solare 2012

LA NASA ANNUNCIA: UNA TEMPESTA SOLARE CAUSERA’ UNA CATASTROFE PER IL 2012
NASA dixit: Una tempesta solare nel 2012 causerà una catastrofe mondiale, e i Maya l’avevano predetto

Una recente relazione eseguita per la NASA e l’ESA dalla US National Academy of Science sembra in sintonia con la sempre più apocalittica previsione: una catastrofica tempesta solare è prevista nel corso dell’anno 2012. Già nel 1859 questo fenomeno aveva colpito la Terra, ma se ai tempi danneggiò solo i telegrafi, adesso può mandare in crisi l’intero pianeta. Qualunque cosa elettronica verrebbe neutralizzata, con conseguenza disastrose: pensiamo alle comunicazioni, ai cibi e alle medicine, alla distribuzione dell’acqua, la produzione di energia, internet e tutto ciò che grazie ad esso funziona. È la prima volta che la NASA si trova a confermare le previsione dei Maya e degli Hopi, che migliaia di anni fa avevano predetto un cataclisma alla fine della quinta era solare, che coinciderebbe proprio con il 2012. Inseriamo qui un link al dossier in mano alla NASA

http://www.scribd.com/doc/10043419/UFO-Blogger-NASA-Catastrophic-Sun-Storm-Possible-by-2012
Ma la domanda è……. SARÀ VERO??!?!?!
A mio giudizio potrebbe tranquillamente accadere, perchè no? In ogni caso è un po’ triste vedere come dipendiamo da ammassi di circuiti e chip. Loro potrebbero vivere senza di noi, noi perdendoli rischiamo il caos totale.
Cos’altro dire? Maya battono NASA 1-0